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Alternanza Scuola - Lavoro

L’ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO

Con la legge 107 del marzo 2015 l’alternanza scuola-lavoro è diventata parte integrante dell’offerta formativa di licei, istituti tecnici e professionali e caratterizza il curricolo individuale di ciascuno studente, come dichiara la “Carta dei diritti e dei doveri delle studentesse e degli studenti in alternanza” varata alla fine del 2017. La collaborazione tra scuole, imprese, istituzioni culturali, sportive e del terzo settore offre ai giovani la possibilità di cimentarsi concretamente in un compito straordinariamente impegnativo per loro: quello di costruire il proprio progetto di vita come persone, lavoratori, cittadini, dedicando a questo compito 200 ore nei licei e 400 negli istituti tecnici e professionali, cambiando il modo di fare scuola attraverso un collegamento organico con il mondo del lavoro, in costante mutamento nella società 4.0.

Le équipe di progettazione delle scuole diventano così dei laboratori aperti al contributo del mondo della produzione e dei servizi per offrire agli studenti percorsi nei quali mettere a frutto quanto hanno acquisito negli anni di formazione in termini di sapere e saper fare, ricorrendo anche a quanto hanno imparato al di fuori della scuola.

Nella società 4.0 non si può pensare che la scuola possa costruire dei profili professionali compiuti, ma deve contribuire ad attrezzare la mente dei giovani ad acquisire quegli strumenti pratici e teorici che via via saranno necessari per affrontare i compiti sempre più articolati e complessi che si porranno nel loro futuro di studio e di lavoro.

Attraverso l’alternanza si acquisiscono, si mettono alla prova e si affinano, in costante rapporto  con quelle previste dal profilo educativo, culturale e professionale in uscita, le competenze di cittadinanza indispensabili per un cittadino del mondo del nostro tempo: si impara ad imparare, a comunicare, a progettare, a lavorare in équipe, a reperire risorse, a risolvere problemi. Tutto ciò all’interno di una serie di attività formative che non seguono più il vecchio modello per cui prima si studia, ci si prepara, ci si diploma e dopo si cerca un lavoro coerente con il titolo di studio raggiunto. I percorsi di alternanza  scuola-lavoro vedono l’integrazione tra formazione scolastica ed esperienza lavorativa, in una prospettiva di lifelong learning e secondo un’individualizzazione che favorisce l’inclusione di chi ha bisogni educativi speciali e l’espressione di talenti personali, che non sempre emergono nel contesto scolastico tradizionale.

IL NOSTRO  PROGETTO

La Dirigenza scolastica, di concerto con la funzione strumentale per l’alternanza scuola lavoro, ha disposto di strutturare il progetto nel seguente modo:

  • 160 ore da svolgere durante il terzo anno, di cui 120 di stage (tre settimane) e 40 di attività alternative (visite aziendali, incontri con esperti, partecipazioni a fiere e convegni, servizi alle manifestazioni,…)
  • 200 ore da svolgere durante il quarto anno, di cui 160 di stage (quattro settimane) e 40 di attività alternative (visite aziendali, incontri con esperti, partecipazioni a fiere e convegni, servizi alle manifestazioni,…)
  • 40 ore da svolgere durante il quarto anno, prevalentemente in attività alternative con una particolare attenzione a quelle relative all’orientamento in uscita.

Gli stage dovranno essere effettuati in aziende inserite nell’elenco contenuto nella App Scuola&Territorio. All’interno della medesima i docenti interessati potranno trovare i progetti contenenti i dati dello/a studente/studentessa, dell’azienda ospitante, i compiti di realtà da perpetrare, le competenze professionali e trasversali. Tali progetti saranno diversi a seconda della classe a cui fanno riferimento (terzo o quarto) e dell’indirizzo (Enogastronomia, Pasticceria, Sala e vendita, Accoglienza turistica).

Prima dell’inizio dello stage saranno identificati dei tutor scolastici e dei tutor aziendali. Ai tutor scolastici spetta il compito dell’organizzazione dello stage, da un punto di vista burocratico e formale. I tutor aziendali seguiranno gli stagisti durante la loro permanenza presso la struttura, occupandosi della cura della crescita personale e professionale derivante dall’esperienza.

 

 

 

 

Tirocinio curriculare ed extracurriculare: cosa sono e come funzionano

 

La disciplina dei tirocini, per evitare che fosse utilizzata in modo errato e distorto, utilizzando i tirocinanti al posto dei lavoratori assunti regolarmente, è stata rivista dalla riforma Fornero, vale a dire dalla legge numero 92 del 2012, con l’obiettivo di strutturare gli stage in modo da non poter più aggirare la normativa.

Il tirocinio formativo non ha un’unica forma di rapporto, ma si concretizza in diverse tipologie con regole differenti. Innanzitutto bisogna fare una distinzione tra quelli curriculari ed extracurriculari.

Con i primi l’intenzione è quella di creare un percorso formativo e professionale da inserire all’interno del piano di studi universitario o di un istituto scolastico. Il tal modo si mira ad affinare l’apprendimento dello studente con un insegnamento diretto e pratico.

I tirocini di curriculari di conseguenza, oltre ad essere obbligatori possono essere svolti solo se si è iscritti a uno dei corsi di studi previsti dall’ente promotore.

Per quanto riguarda i tirocini extracurriculari invece il discorso è diverso. L’obiettivo perseguito in questo caso è quello di accompagnare un giovane nelle proprie scelte professionali, in particolar modo nella fase di transizione dal mondo scolastico a quello lavorativo/professionale. Questi ovviamente sono facoltativi e ce ne sono di diversi tipi.

Tra i tirocini extracurriculari abbiamo:

  • tirocini formativi. Questi hanno l’obiettivo di facilitare le scelte professionali e di occupabilità, andando a favorire i giovani in quel particolare periodo di transizione tra il mondo dell’istruzione scolastica/universitaria e il mondo del lavoro. Di regola, i destinatari di tale tipologia sono soggetti in possesso di un titolo di studio conseguito e non oltre i 12 mesi. La durata di questo tipo di tirocinio e di massimo 6 mesi;
  • tirocinio di inserimento o reinserimento. I destinatari di questo tipo di tirocinio, come si può capire dalla parola stessa sono le persone disoccupate, inoccupate nonché i lavoratori in regime di cassa integrazione. La durata estesa ad un periodo di 12 mesi;
  • tirocinio di orientamento e formazioneo di inserimento o reinserimento in favore delle categorie protette (disabili). Il tirocinio in questo caso sarà attivato fino ad un periodo di 24 mesi.

Volendo essere ancora più specifici, Il tirocinio ha una durata massima che non può essere superiore a:

  • 6 mesi nel caso in cui gli stagisti siano lavoratori inoccupati o disoccupati;
  • 4 mesi nel caso in cui gli stagisti siano studenti che frequentano la scuola secondaria;
  • 12 mesi per gli studenti universitari, comprendendo anche coloro che frequentano corsi di diploma universitario, dottorati di ricerca e scuole o corsi di perfezionamento e specializzazione. Lo stesso discorso vale anche per coloro che frequentano scuole o corsi di perfezionamento e specializzazione post-secondari anche non universitari, anche nei diciotto mesi successivi al termine degli studi;
  • 6 mesi nel caso in cui gli stagisti frequentino corsi di formazione professionale, siano allievi di istituti professionali di Stato, di corsi di formazione professionale, studenti frequentanti attività formative post-diploma o post laurea, anche nei diciotto mesi successivi al completamento della formazione;
  • 12 mesi nel caso in cui i soggetti beneficiari siano persone svantaggiate intendendo persone con invalidità oppure che abbiano trascorso un periodo di ricovero in ospedali psichiatrici o ancora tossicodipendenti, alcolisti minori in età lavorativa con una difficile situazione familiare, i condannati, i detenuti con l’esclusione dei portatori di handicap;
  • 24 mesi nel caso di soggetti portatori di handicap.

Lo Stage o il Tirocinio sono retribuiti?

Fino all’entrata in vigore della riforma Fornero, il tirocinante non aveva diritto a nessuna retribuzione per l’attività svolta all’interno dell’azienda ospitante anche se di regola venivano riconosciuti delle indennità o dei rimborsi spesa e tutto ciò perché lo stage non costituiva un vero rapporto di lavoro.

Anche tutt’ora il contratto di stage non stabilisce un rapporto di lavoro ma la riforma Fornero ha previsto che l’accordo quadro Stato-Regioni sia provvista di indicazione relative alle indennità da versare allo stagista e le sanzioni per le ipotesi in cui l’impresa ospitante non vi provveda.

Perciò è stata stabilita un’indennità minima da corrispondere allo stagista per ogni tirocinio extracurricolare. Quest’indennità può essere erogata per intero a fronte di una partecipazione minima ai tirocini del 70% su base mensile.

 

 

Regione Marche: Nuove Linee Guida Tirocini Extracurriculari

La  Regione Marche, con la DGR. 1474 del 11.12.2017, ha recepito l’accordo raggiunto in sede di Conferenza Stato-Regioni relativo alle nuove linee guida nazionali in materia di tirocini extracurriculari.

La revisione delle linee Guida Nazionali, con il successivo recepimento da parte delle Regioni, si è resa necessaria per superare le criticità (abusi e non corretto utilizzo) emerse durante la fase applicativa.

La nuova regolamentazione e’ entrata in vigore il 1 gennaio 2018 (restano disciplinati dalla vecchia DGR. 1134\2013 ,fino alla loro naturale scadenza, i tirocini avviati entro il 31.12.2017).

Queste le principali novità:

  1. L’indennità minima di partecipazione per il tirocinante (a carico dell’Azienda Ospitante) passa da 350400. In caso di orario settimanale pari o superiore alle 30 ore l’indennità sale a 500 L’indennità di partecipazione viene erogata (in entrambi i casi) a fronte di una partecipazione alle attività previste dal tirocinio pari o superiore al 75%;
  2. La mancata corresponsione dell’indennità di partecipazione da parte dell’Azienda Ospitante comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria;
  3. Il Tirocinio non potrà essere attivato qualora il tirocinante abbia avuto un rapporto di lavoro, una collaborazione o incarico di servizi con il soggetto ospitante, negli ultimi due anniprecedenti alla data di attivazione del tirocinio;
  4. il divieto per i soggetti ospitanti di poter attivare ulteriori tirociniqualora non proceda ad assumere almeno 1/3 dei tirocinanti ospitati nei 24 mesi precedenti la data di conclusione dell’ultimo tirocinio avviato, con un contratto di lavoro di almeno 6 mesi (in caso di part-time deve essere almeno pari al 50% delle ore settimanali previste dalla Contratto Collettivo di riferimento);
  5. Obbligo per il Soggetto Promotore (Centro per l’impiego e gli altri Soggetti elencati all’art.6 della DGR.1474\2017) di segnalare, ai competenti servizi ispettivi, i casi in cui vi siano fondati motivi per ritenere che il tirocinantevenga adibito ad attività non previste dal Progetto Formativo o che comunque svolga attività riconducibili ad un rapporto di lavoro.

 

Nelle nuove linee guida è stato introdotto ex novo un limite minimo di durata che non può essere inferiore ai 2 mesi. Per i tirocini svolti presso soggetti ospitanti che operano stagionalmente, la durata minima è però ridotta a 1 mese.



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